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I Quaderni del Cloud: Cloud Computing e Sviluppo Economico

I Quaderni del Cloud: Cloud Computing e Sviluppo Economico

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Nei prossimi anni l’adozione del Cloud computing potrà diventare un elemento trainante della crescita economica. Dati importanti sono emersi da studi recenti ed autorevoli, condotti da Federico Etro (The Economic Impact of Cloud Computing on Business Creation, Employment and Output in Europe, Federico Etro, 2009), professore di economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questi studi mostrano come l’introduzione delle tecnologie cloud possa rappresentare una svolta di innovazione e di sviluppo, anche in Italia.

 

Le trasformazioni introdotte dal Cloud computing potranno essere più o meno veloci, più o meno incisive, in relazione all’efficacia e alla determinazione delle politiche strategiche, a livello nazionale e comunitario, in materia di ITC. L’impatto dell’introduzione di queste tecnologie sulle economie  europee può essere spiegato in base a uno dei principali meccanismi che ostacola la creazione di nuove imprese, specie se di dimensioni piccole e medie. Questi ostacoli possono essere ricondotti agli elevati costi di ingresso, spesso associati a ingenti investimenti per infrastrutture fisiche e tecnologiche. Il Cloud computing consente di risparmiare sui costi fissi derivanti dall’adozione di tecnologie hardware e software, trasformandoli in costi operativi. Ciò riduce i vincoli associati alla creazione di nuove imprese e di nuovi segmenti di attività da parte delle imprese esistenti. L’importanza di ridurre questi vincoli è cruciale nelle economie in cui sono le aziende più piccole ad avere il ruolo maggiore nell’articolazione della struttura produttiva.

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Si stima che il Cloud computing potrebbe avere un impatto significativo per quanto riguarda la generazione di nuove imprese proprio in Italia, con 81.000 nuove imprese.

 

 

 

 

 

Impatto e medio termine sulla crescita

Gli studi del professor Etro prendono le mosse dalla trasformazione nella struttura dei costi per le imprese e le organizzazioni introdotte dalle tecnologie cloud, valutandone l’impatto a medio e a lungo termine. La graduale introduzione del Cloud computing permette infatti di ridurre i costi fissi e aumenta gli incentivi all’ingresso.

La riduzione dei costi associata all’introduzione del Cloud computing potrebbe portare, nei  prossimi 5 anni, a un contributo di alcuni punti decimali alla crescita del prodotto interno lordo, con la creazione di circa un milione di posti di lavoro grazie allo sviluppo di alcune centinaia di migliaia di nuove  imprese nell’Unione europea. I valori medi stimati per l’Europa variano in un intervallo che va dallo 0,05 percento della crescita a breve termine, in uno scenario di adozione lenta, a una percentuale dello 0,3 percento a medio termine a fronte di un’adozione più rapida.

 

Creazione di imprese

Dal punto di vista della creazione di nuove imprese, l’impatto maggiore è ipotizzato nel medio termine e a fronte di una rapida adozione della tecnologia in termini di nuove imprese nei settori aggregati del commercio all’ingrosso e al dettaglio, nel settore immobiliare e in altri servizi.
Simulazioni  empiriche mostrano un forte impatto sulla creazione di nuove imprese, per un ordine di grandezza di alcune centinaia di migliaia di imprese in tutta l’Unione Europea e questi valori devono sommarsi al numero di nuove imprese generate senza l’introduzione del Cloud computing. È un effetto  permanente che tende ad aumentare: la creazione di nuove imprese continuerà nel tempo, determinando un impatto permanente sulla struttura dell’economia. Per di più, questo effetto è più profondo in quei paesi dove la diffusione delle PMI è più forte, oppure là dove l’adozione delle tecnologie ICT è più rapida.

In termini assoluti si stima che il Cloud computing potrebbe avere un impatto significativo per quanto riguarda la generazione di nuove imprese proprio in Italia, con 81.000 nuove imprese a medio termine a fronte di un’adozione rapida della tecnologia, in Spagna (con 55.000 imprese), Francia (48.000), Germania (39.000), Regno Unito (35.000) e Polonia (32.000). Secondo lo studio del professor Etro, l’impatto della rapida adozione di tecnologie cloud in Europa potrebbe portare alla creazione di 430.000 nuove imprese piccole e medie nel medio termine.

 

Occupazione

L’impatto maggiore dal punto di vista occupazionale è previsto per il settore manifatturiero e per quello legato al turismo e allo svago (hotel e ristoranti). Secondo lo studio, il maggiore impatto sarà in Gran Bretagna, con 240.000 nuovi impieghi, e in Germania (160.000), oltre a Francia (100.000), Polonia (94.000), Italia (76.000), e Spagna (69.000).

I risultati per singolo Paese  sono caratterizzati da differenze nelle condizioni del mercato del lavoro che tendono a influenzare la capacità dell’economia a reagire al cambiamento con lo sviluppo occupazionale.  Altro elemento di differenziazione va ricercato nelle differenze a livello di quadro normativo e nelle condizioni competitive del mercato.

 

Il ruolo delle politiche pubbliche

Parte dell’effetto positivo derivante dall’introduzione del Cloud computing sarà determinato dalla rapidità con cui questa nuova tecnologia sarà adottata da imprese e organizzazioni. Diversi fattori possono rallentare questa adozione, come la mancanza di comprensione dei vantaggi di questa tecnologia da parte delle imprese, problematiche di gestione del rischio, considerazioni relative alla sicurezza e alla privacy, così come per quanto riguarda l’interoperabilità o le problematiche legate alla giurisdizione territoriale sui dati e le applicazioni, o alla governance tecnologica del cambiamento. Per tutti questi motivi lo studio suggerisce che da parte delle politiche pubbliche ci sia un particolare impegno nella promozione del Cloud computing. Ecco alcune iniziative per favorire la diffusione di questo nuovo paradigma tecnologico:

  • Accordi internazionali per favorire un flusso senza vincoli di dati e informazioni attraverso i confini nazionali. Considerando che I data center sono collocati in Paesi diversi con differenti legislazioni sulla privacy e il trattamento dei dati, la libera circolazione dei dati è un elemento chiave per il successo del Cloud computing.
  • Accordi tra i Paesi dell’Unione Europea e tra le principali aziende leader a livello tecnologico per individuare un insieme minimo di standard tecnologici e di processo da rispettare nella fornitura di servizi cloud. Questi accordi garantirebbero la sicurezza dei dati a la privacy, oltre a promuovere una
    diffusione equilibrata di questa nuova tecnologia.
  • Espansione della disponibilità di collegamenti a banda larga di buona qualità con un’ampia e capillare diffusione geografica su tutto il territorio nazionale e comunitario.
  • Introduzione di leve fiscali incentivanti per l’adozione del Cloud computing e azioni di promozione specifiche nei settori più dinamici. Per esempio, lo stato potrebbe finanziare, entro limiti predeterminati, i costi variabili derivanti dall’adozione di tecnologie informatiche per tutte le imprese e gli enti che decidono di adottare soluzioni di tipo cloud.

L’insieme di queste politiche può essere studiato in modo da ottimizzare l’adozione delle nuove tecnologie rafforzando la propagazione dei benefici nel Paese. Si tratta di benefici concreti e le economie nazionali hanno oggi l’opportunità di imprimere una formidabile spinta propulsiva allo sviluppo adottando politiche che possano stimolare l’adozione di questa tecnologia innovativa.

 

Carlo Iantorno

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  • Purtroppo nel nostro italico paese le leggi sono dinosauri e quindi spesso una delle barriere all'adozione del cloud sono proprio leggi vecchie ed obsolete. Prima di pensare a leve fiscali incentivanti, direi di rivedere le normative, che in caso di software di amministrazioni pubbliche, se ricordo bene, obbliga a definire in maniera chiara DOVE sono memorizzati i dati.... e questo già taglia la testa al CLOUD :( sigh

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