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http://www.microsoft.com/surface/videos.html
Beh, si commentano da soli :)
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[Disclaimer: i numeri citati in questo post provengono da fonti pubbliche, la cui attendibilità non è sotto il mio controllo]
Recentemente ho svolto alcune ricerche sul fatturato dei principali vendor IT in Italia e, oltre agli studi non pubblici, ho trovato anche alcuni numeri pubblicati da varie aziende di ricerca e analisi di questo comparto. Interessante questo primo studio fatto da Linea EDP che considera il fatturato totale dei primi 200 vendor del mercato ICT italiano che, prevedibilmente, pone ai primi posti IBM e HP il cui business è formato dalla vendita di hw, sw e servizi. Il secondo studio, molto più interessante per i miei scopi, è invece pubblicato da Data Manager online e tiene conto invece delle sole revenue generate dalla vendita di licenze software. Al di là del primato di Microsoft, quello che mi ha colpito molto è l'abisso che separa i primi quattro "mega-vendor" da tutti gli altri, testimonianza del sempre maggiore consolidamento che sta avvenendo su questo mercato. Questo secondo me sta avvenendo sia in testa alla classifica ma anche nelle posizioni riguardanti i produttori "locali" di software, dove negli ultimi anni abbiamo assistito a consolidamenti importanti avvenuti per acquisizione da parte delle realtà più grandi ma anche da alcuni player stranieri che hanno acquistato aziende in Italia. Sono anni che ne parlo, ma adesso sta veramente accadendo e, anche se non ho ancora potuto riflettere su tutti i risvolti positivi o negativi che questo fenomeno sta producendo, direi che è bene tenerne conto.
Quello che sto notando, lavorando su questo mercato, è che normalmente queste operazioni consentono una maggiore disponibilità di risorse per portare finalmente quell'innovazione che per tanti anni è un pò mancata dalle nostre parti. Vedo progetti molto interessanti che oggi hanno la copertura economica per poter essere anche solo pensati e pianificati, e l'adozione di strumenti e tecnologie finalmente adeguate al nostro tempo ed al prossimo futuro.
Spero di poter portare un valore aggiunto per i nostri partner con il mio contributo nelle attività che svolgiamo e svolgeremo con il team Developers & Platform Evangelism di Microsoft in Italia!!
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Lo scorso Febbraio oltre a partecipare al "solito" TechReady a Seattle (il tradizionale evento di formazione interno per la community tecnica di Microsoft) ho avuto modo di prendere parte anche ad una settimana di formazione specifica su Microsoft SQL Server 2008 al campus ed ero in hotel a Bellevue (WA). Che c'entra tutto questo con il titolo del post, direte voi? :) c'entra perchè oltre a "subire" le richieste specifiche di shopping fatte dalla moglie, ho dovuto farmi coraggio ed entrare nel negozio Apple di Bellevue Square per acquistare un iPhone per mio fratello! Devo dire che la prima impressione è stata abbastanza ridicola, con questi commessi neo-maggiorenni super fighetti e alla moda, dotati di lettore di credit card alla cintura, senza un banco vendita tradizionale ma "tutto-design" servire signori e signore sessantenni assolutamente improbabili alla caccia dell'ultimo gadget tecnologico della casa di Cupertino. Beh, ovviamente ho avuto modo di provare un pò l'oggetto e di apprezzarne le caratteristiche legate all'interattività dell'interfaccia utente, alla assoluta naturalità nella risposta ai comandi "touch" e al design in generale, veramente ottimo!
Questo mi ha fatto riflettere su tutte le domande, le provocazioni e gli sfottò che mi sono preso da clienti finali, sviluppatori e quant'altro durante gli eventi Microsoft nei quali ho fatto da speaker quando, il furbetto di turno con aria strafottente non perde occasione per avvicinarsi e lasciare cadare un "...eh ma l'iPhone...eh ma il Blackberry..." con un'aria del tipo "siete proprio sfigati voi di Microsoft che non riuscite a fare un prodotto mobile così...". Ho sempre cercato di rispondere educatamente a questo genere di provocazioni ma certamente quelli non erano momenti adatti ad una discussione più ampia, così ho pensato di farlo sul blog. Veniamo subito al sodo... questo genere di confronti sono abbastanza sterili, perchè stiamo confrontando al solito mele con pere. E' sempre bene ricordare alcuni fatti:
- Windows Mobile è una particolare piattaforma per il mondo della telefonia mobile basata sul sistema operativo Windows CE.
- Il modello di business di Windows Mobile prevede una partnership con il costruttore dei dispositivi, che scelgono questa piattaforma perchè evidentemente la trovano il giusto compromesso tra i costi dello svilupparsi un sistema operativo in casa e la disponibilità di una piattaforma standard.
- Essendo una piattaforma, Windows Mobile consente ai singoli device builder di costruire la propria shell, agli svilupatori di tutto il mondo di creare soluzioni attraverso strumenti conosciuti da milioni di sviluppatori, di integrarsi agevolmente con il resto della piattaforma Microsoft.
- Ad oggi, il mercato di Windows Mobile non ha certamente raggiunto i numeri di Symbian ma si è guadagnato una buona fetta di mercato soprattutto in ambito Enterprise (circa il 25% negli US, più o meno come Blackberry, meno di iPhone che però è sul mercato consumer principalmente)
- Nell'iPhone, Apple controlla l'intero stack, dall'hw al firmware al software di sistema e solo recentemente ha reso disponibile un SDK per la realizzazione di applicazioni su questa piattaforma. Chiaramente avendo tutto questo controllo permette anche un livello di integrazione e di performance al top.
- Nei Blackberry, RIM sino a oggi ha controllato l'interno stack, ma si è resa conto che i costi forse sono alti e non diluibili su un mercato dalle enormi possibilità, tanto che... ecco che ti annuncia la disponibilità della loro applicazione core per Windows Mobile
- Le opportunità che il mercato futuro potenziale di iPhone interessano a tutti i principali vendor, tant'è che Microsoft ha già più o meno ufficialmente annunciato la futura disponibilità di tecnologie cone Silverlight, ActiveSync (già disponibile, lo ricordo, anche per Symbian)
Dati tutti questi fatti, occorre anche dire che Windows Mobile sta migliorando versione dopo versione, e i partner Microsoft stanno migliorando l'integrazione con i loro dispositivi tant'è che oggi prodotti come quelli di HTC, Sony Ericsson ed altri, se difficilmente potranno competere con il livello di "fighetteria" che l'iPhone oggi si è giustamente guadagnato sul mercato, sicuramente potranno fare la loro figura nel mercato Enterprise per il livello di integrazione con le infrastrutture IT presenti nelle aziende e la naturale "programmabilità" di questa piattaforma.
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Lo sviluppo di applicazioni della nuova generazione passa anche per nuovi paradigmi di interazione uomo-macchina, di usabilità e di ergonomia. Nel mondo della piattaforma applicativa Microsoft, e del client in particolare, le tecnologie di presentazione delle informazioni di ultima generazione si chiamano Windows Forms e Windows Presentation Foundation, con quest'ultima certamente proiettata verso il futuro. Non fosse altro per la complementarietà/compatibilità con Silverlight per la realizzazione di Interactive Rich Application che permette finalmente di pensare ad un unico codebase per i due mondi.
Di fronte a tutte queste novità la cosa che mi lascia sempre di stucco è la reazione di molti sviluppatori e responsabili tecnici: "E la griglia??". Già, pare che la singola più pressante richiesta fatta al team di sviluppo di WPF sia stata proprio lo sviluppo di una DataGrid di vecchia memoria e la cosa onestamente mi mette un pò di tristezza. Ma come, a più di 20 anni dalla comparsa del foglio di calcolo e qualcosa di meno del "vecchio" Access non siamo ancora riusciti a pensare a delle interfacce utente che non siano basati sulla classica griglia editabile? Credo che sia giunto il momento di riflettere sul modo con il quale si disegnano le nostre applicazioni, a come queste siano cambiate nel tempo, dal web al data entry più complesso. Su questi temi esistono centinaia di studi sul web (molto più orientati al mondo web, a dire il vero) ed esistono aziende specializzate nella consulenza e progettazione di user experience studiate con particolare ergonomia e gusto. Certo, esistono anche aziende specializzate nei classici controlli ed esempi di come questi possono essere utilizzati, ma io suggereirei a chi si approccia a questo mondo di lasciarsi alle spalle il vecchio, il "abbiamo sempre fatto così", e di aprire le proprie vedute ad un nuovo modo di disegnare le proprie applicazioni e di lavorare in collaborazione tra sviluppatori e designer (anche se nelle piccole realtà spesso si tratta delle stesse persone). Una buona fonte di idee secondo me può essere il materiale presente sul sito http://www.visitmix.com/ con le registrazioni delle sessioni del MIX di Las Vegas e molto altro materiale inerente al tema del design sul web e non solo.
Buona lettura.
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Proprio in questi giorni festeggio i 18 anni di attività nel mondo dello sviluppo software. Anche se non credo di aver ancora raggiunto la saggezza tipica della "maggiore età", da qualche tempo sento di dover condividere alcune riflessioni che mi trovo sempre più spesso a fare sia con colleghi che con clienti e partner con i quali lavoro. Dopo tanto tempo devo dire che sono ancora affascinato da questo mondo, che trovo allo stesso tempo così innovativo e così radicato a concetti di buon senso applicabili in realtà a mercati che hanno centinaia e centinaia di anni di storia. Al tempo stesso per altri aspetti mi ritrovo spesso a pensare che la relativa gioventù di questa attività sta alla base di molti degli aspetti di immaturità con i quali ci troviamo a "lottare" tutti i giorni, tanto in aziende multinazionali all'ultimo grido come nella piccola software house di provincia. Aspetti come la gestione delle risorse, umane e materiali, l'analisi del ritorno dell'investimento, l'industrializzazione dei processi, la gestione dell'innovazione rispetto al legacy, sono solo alcuni degli aspetti che alle volte mi fanno pensare più al medioevo che al 21' secolo. Lo stesso rapporto che esiste tra i grandi vendor, fornitori di piattaforme sulle quali partner più o meno importanti realizzano le proprie soluzioni e le portano sul mercato, è tra gli aspetti che ancora oggi mi sconvolge. Lavorando spesso a contatto con questo genere di realtà mi capita non di rado di sentirmi dire: "...ma noi abbiamo investito tantissimo sulla vostra piattaforma e adesso ci dovete aiutare...". Questa frase riesce a farmi andare in bestia... ma scusa, stiamo parlando del tuo business, quando hai scelto questa o quella piattaforma l'avrai fatto per una ragione precisa no? Forse perchè era quella che ti garantiva di raggiungere un potenziale mercato più grande? Forse perchè era quella che consentiva ai tuoi sviluppatori/tecnici di essere più produttivi e di avere un minor time-to-market? Forse perchè era quella che ci consentiva di trovare sul mercato un maggior numero di risorse con le competenze necessarie?
Ah, allora forse non era per fare un piacere a qualcuno ma una precisa opportunità di business per la tua azienda. Ecco, con questo approccio allora possiamo iniziare a discuterne... e per discuterne con dei numeri e non con aria fritta suggerirei di iniziare da questo link http://www.isvnxt.com/EN/Pages/BusinessReasons.aspx dal quale è possibile raggiungere un documento di IDC che analizza i benifici legati all'investimento sulla piattaforma Microsoft rispetto ad altre concorrenti, e all'elenco di Casi di Studio dal quale si possono trarre interessanti informazioni legate a testimonianze dirette di questi benefici. Interessante è anche questo strumento per il calcolo del ROI (https://partner.microsoft.com/global/program/competencies/isvsolutions/40013153) nello sviluppo di soluzioni su tecnologia Microsoft.
Il software è un business come gli altri? Non ho ancora una risposta precisa, ma certamente sono molte le aree dei business tradizionali dalle quali è possibile trarre lezioni importanti per chi si occupa di queste cose.
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Ultimamente si fa un gran parlare di Enterprise 2.0, di collaborazione creativa tra le persone che lavorano all'interno e all'esterno dell'azienda, tutti concetti molto alti e molto interessanti che si scontrano però con la realtà di come l'IT viene vissuto e gestito all'interno della piccola, media e anche grande azienda Italiana. Questi concetti della generazione "2.0" si legano a temi quali l'agilità, la rapidità di implementazione, la "perpetual beta" mentre all'interno delle aziende per quanto riguarda l'IT vige l'immobilismo. In un'era di attenzione e riduzione dei costi aziendali, l'assunzione che "NON FARE NULLA" significhi "NON SPENDERE NULLA" è tanto sbagliato quanto ottuso. Infatti tutti gli analisti globali e locali, gli osservatori accademici (ad esempio l'Osservatorio ICT, MIB Politecnico) e qualunque persona di buon senso che lavori in questo settore potrà testimoniare che il (risicato) budget IT delle aziende viene comunque speso, ma MALE!
Da quanto esiste, la missione dell'IT in azienda dovrebbe essere quella di supportare le persone che portano avanti il business in modo agile e produttivo. Ridurre i costi improduttivi e rendere disponibili più risorse all'innovazione competitiva a supporto del business dovrebbe essere il mandato di ogni CIO o IT Manager. Le realtà che ci descrivono analisti come IDC o Gartner invece testimoniano il contrario.
Dividendo le diverse aree dell'infrastruttura IT delle aziende in base, applicativa e di produttività aziendale, l'iniziativa che Microsoft sta portando avanti da qualche anno si propone di aiutare le aziende a identificare il proprio livello di "maturità" IT in diversi ambiti infrastrutturali (gestione del parco desktop, server, identity management, sicurezza, ecc.) e di guidarle verso la realizzazione di infrastrutture IT che costano meno (tempo, risorse) in termini di gestione dell'esistente e sono più dinamiche nell'implementare i necessari cambiamenti ai quali le aziende sono sottoposte.
Al sito http://www.microsoftio.com si possono trovare documentazione, linee guida, report di analisti e strumenti per la valutazone delle aree di ottimizzazione della propria infrastruttura IT.
Leggendo i report degli analisti presenti sui vari documenti, attenzione a non cadere nella banalizzazione del "questi numeri non si applicano alla mia realtà...": in tutti gli incontri fatti con clienti in giro per l'Italia alla mia domanda precisa "bene, allora mi dica quanto risulta a voi?" la risposta è sempre stata uno sconsolante "beh.... non lo so". Ma come? Andate a chiedere ad un Direttore di Produzione quanto costa all'ora l'utilizzo di una determinata macchina in stabilimento e vi saprà rispondere con un buon grado di approssimazione anche quanto spendono i suoi principali competitor? Ed un responsabile IT non sa quanto gli costa mantenere una postazione di lavoro all'anno? Purtroppo è la cruda realtà, e dando una occhiata a quanto si trova in questa documentazione ognuno provi mentalmente a pensare a quante di queste "best practices" vengono applicate nella propria azienda.
Meditate gente, meditate!
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Eventi come quello di oggi (ovviamente il MIX Essential a Milano) dovrebbero soprattutto servire a far pensare chi vi partecipa, "staccando" per qualche ora dalle attività nelle quali si è coinvolti e lasciandosi trasportare tra le onde dell'innovazione. Al di là degli aspetti organizzativi dell'evento (complimenti a tutti!!) sono riuscito a portare a casa alcuni spunti interessanti che ci tenevo a condividere.
Oltre agli aspetti di innovazione tecnologica che il Web 2.0 consente, molti degli interventi di oggi hanno posto l'accento sull'importanza delle persone, come il vero driver capace di fare la differenza. Sono rimasto piacevolmente stupito che una azienda che fino a qualche tempo fa almeno per me era l'emblema del "legacy", Fiat Auto, abbia fatto sue iniziative come 500 Wants You, chiaro esempio di collaborazione creativa tra l'azienda e la comunità dei suoi clienti nella rifinitura dello sviluppo di un proprio prodotto. O come attraverso un approccio 2.0 il sito web della filiale inglese stia dando risultati incredibili in termini di valore per i suoi utenti, non cannibalizzando ma complementando il canale tradizione della distribuzione del prodotto.
Le tecnologie che Microsoft sta mettendo in campo in questo ambito, dallo sviluppo software fino alle soluzioni di comunicazione e collaborazione tra persone sono veramente interessanti, ma non bastano. Oltre a sigle come Web 2.0 e Enterprise 2.0 serve qualcosa di più, serve una trasformazione che metta al centro delle attività delle aziende le persone stesse. Troppo spesso visitando clienti e partner mi sento ripetere che non c'è il budget per questa o quella innovazione, salvo continuare a vedere nei parcheggi del management schiere di Audi A8 o BMW Serie 7 con le quali si potrebbero finanziare fior di progetti veramente innovativi in azienda. Troppo spesso parlo con sviluppatori scontenti e demotivati del proprio lavoro perchè il management non da loro gli strumenti adeguati per esprimere questa creatività e questo valore per l'azienda.
Basta riempire le brochure di frasi del tipo "l'innovazione è parte del nostro DNA", è ora di iniziare a fare sul serio, di iniziare a investire sulle persone, quelle giuste, quelle che possono fare la differenza e cambiare le cose. Questo è vero per aziende che operano in mercati più tradizionali come l'automotive come per chi si occupa di software, che a volte sono più rigide e restie al cambiamento di chi produce tondini di ferro!
Iniziamo a pensare a usabilità ed ergonomia (basta con quelle griglie mostruose), ad un maggiore orientamenteo all'utente, a nuovi paradigmi per aumentare l'agilità nell'innovazione. E non prodotti tentacolari che richiedono sforzi mostruosi anche per una semplice evoluzione.
E' ora di cambiare marcia, e di farlo in fretta.
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Eccomi di nuovo, dopo 2 anni passati in mezzo a clienti di ogni tipo e dimensione, a fare uno dei lavori più belli del mondo. Questa esperienza a contatto diretto con il mondo reale ha cambiato il mio modo di vedere molte cose che in passato era parziale, da tecnico puro. Quando ho pensato di impegnarmi nuovamente in una attività di blogging mi sono chiesto che cosa potessi avere di interessante da raccontare al mondo e credo di avere trovato una risposta: aggiungere a quello che ho sempre fatto un pò di questa esperienza vissuta dal punto di vista dei clienti, dei problemi legati all'adozione delle tecnologie e di molti temi che, come tecnici puri, alle volte si rischia di sottovalutare ma che nel mondo reale guidano le decisioni di chi ha il potere di investire nell'IT all'interno delle aziende. Questa è la mia missione, trattare temi che possano avvicinare maggiormente la tecnologia alle esigenze del business, senza banalizzare questi argomenti che sono fondamentali per promuovere finalmente l'innovazione anche sul mercato Italiano. No, non dimenticherò le tematiche puramente tecniche, solo cercherò di coniugarle con tutto quello che le circonda. E se sarà troppo noioso, fatemelo sapere!!
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Silvano Coriani fa parte del gruppo Developer and Platform Evangelism di Microsoft per l’Italia, dove si occupa come attività principale del supporto e della divulgazione di contenuti tecnici riguardanti le varie componenti della piattaforma per lo sviluppo di applicazioni sui sistemi operativi Windows, con una particolare predilezione per SQL Server ed il .NET Framework. In precedenza, si è occupato di consulenza, formazione e sviluppo software, in collaborazione con Mondadori Informatica Education, partecipando anche come speaker a diverse conferenze a livello nazionale, come la WPC. Ha iniziato ad occuparsi di informatica con la comparsa dei primi home computer, prima con il Commodore Vic20 poi con il C64, preferendo da subito la lettura dei manuali ai vari videogame disponibili. Dopo aver completato anche gli studi formali sulla materia, ha iniziato la sua carriera occupandosi dello sviluppo di firmware su microprocessori a 8 e 16 bit, in Assembler e C, soprattutto nell’area dell’automazione industriale e del controllo di processo. È passato poi al mondo dello sviluppo su PC, iniziando con applicazioni in C su MS-DOS e proseguendo su quasi tutte le versioni di Windows, prima in C++ per la creazione di componenti e device driver, e successivamente affiancando a quest’ultimo l’utilizzo di Microsoft Visual Basic per la realizzazione di interfacce utente. Da qui poi sono iniziati i primi contatti con SQL Server (6.0 all’epoca) e con gli altri prodotti server della piattaforma Microsoft, utilizzati per lo sviluppo di soluzioni prima client/server e poi distribuite, con l’introduzione di MTS e COM+. L’incontro con il .NET Framework è avvenuto alla sua prima apparizione pubblica, nel Luglio 2000, ed è stato l’inizio di un nuovo corso di studio e approfondimento su questa affascinate piattaforma, sulla quale poi ha realizzato diverse applicazioni commerciali. Nel 2002, insieme a quattro amici, ha fondato DevLeap, un gruppo di professionisti che si occupano di approfondire le tecnologie di sviluppo, di produrre documenti e libri su argomenti di alto livello per la comunità degli sviluppatori, di fornire servizi di consulenza e mentoring alle aziende. Nel 2003 ha scritto il libro “ADO.NET Full Contact”, pubblicato da Mondadori Informatica.